Con tutta probabilità la città
di Corinaldo nasce agli inizi del secondo millennio
come per altro quasi tutti i paesi limitrofi,
in seguito al diffuso fenomeno dell'incastellamento.
Arroccata tra i fiumi Cesano e Misa, tra Marca
di Ancona e Stato di Urbino, diviene un importante
avamposto strategico conteso dalle fazioni guelfe
e ghibelline in lotta per il potere, durante la
crisi del sistema feudale e l'avvento delle signorie.
Guelfa fino ai primi del '300, Corinaldo subisce
il fascino e poi la tirannia di un suo nobile
concittadino di parte ghibellina Nicolò Boscareto,
vicario imperiale per nomina di Ludovico il Bavaro.
Proprio a causa del suo passaggio
con i ghibellini, il 18 agosto 1360, Corinaldo
viene totalmente distrutta (non restano nemmeno
le rovine) dall'esercito pontificio di Papa Innocenzo
VI, agli ordini di Galeotto Malatesta.
Nel 1367 la città rinasce grazie a Papa Urbano
V che concede a Nicolò Spinelli la necessaria
autorizzazione. Nel 1400, memori delle tristi
esperienze del passato e prevedendo futuri assedi,
i corinaldesi ampliano la cinta muraria originale.
La completano con tutti gli elementi fortificativi
dell'epoca, ricorrendo probabilmente anche al
genio del celeberrimo architetto militare Francesco
di Giorgio Martini.
Nuove mura, altri assedi: quello del famoso capitano
di ventura Braccio da Montone nel 1416 respinto
dagli abitanti dopo una strenua resistenza, e
quello di Sante Garelli, nel 1432, con lo stesso
esito, grazie soprattutto alle possenti mura del
"castrum". A Corinaldo si insedia il capitano
Antonello Accattabriga che fa edificare il Cassero
sul culmine del colle. Infierisce sui corinaldesi
i quali, dopo aver sopportato angherie d'ogni
sorta, cacciano il tiranno nel 1448 e sedici anni
dopo radono al suolo la rocca che non sarà più
ricostruita. Corinaldo, tornata allo Stato Pontificio,
ha anche "meritata gloria europea" come dirà il
Guicciardini, per la propria fedeltà alla Chiesa,
respingendo, nel 1517, l'assedio di Francesco
Maria Della Rovere, per il suo coraggio e per
la sua fedeltà, Papa Leone X la eleva al rango
di Città, dignità che le verrà confermata da Pio
VI il 20 giugno del 1786.
Nel 1600 Corinaldo, si ingentilisce nelle forme
architettoniche e nel costume, arricchendosi dell'opera
e dell'ingegno di pregevoli artisti. Le famiglie
nobili erigono le proprie dimore, segno di un
accresciuto e diffuso benessere. Si sviluppano
arti e mestieri, si stringono nuovi rapporti economici,
politici e culturali con le comunità di altre
città e stati limitrofi. Il centro storico si
amplia, caratterizzandosi sempre di più nel riconoscibile
rosso cotto mattone segno di continuità dello
spazio nel tempo. Non sono soltanto i palazzi
gentilizi a contrassegnare l'urbanistica della
città, ma vedono progressivamente la luce anche
monumentali edifici civili e religiosi originati
alcuni sull'area di preesistenti costruzioni.
Palazzi e chiese, splendidi esempi di architettura
civile e religiosa, sono invitanti contenitori
di apprezzabili opere d'arte. Il Seicento ed il
Settecento sono secoli intensi per lo sviluppo
artistico della città; per coloro che appartengono
alla grande famiglia delle Arti Corinaldo rappresenta
una terra vergine tutta da conquistare e la bella
città, ninfa intrigante indolentemente adagiata
sui versanti del Nevola e del Cesano, vive il
suo periodo di massimo splendore. |