La chiesa de 'Le Tinte' (Santa Maria delle Tinte)

11/set/2017
Eleonora Guerra

Se un giorno un viaggiatore distratto si trovasse, visitando Pergola, per caso a scendere giù per il Costone (Via XX Settembre, per i “forestieri”, quella che scende da Via Don Minzoni), tanto da arrivare fino alla piazzetta con la cannella e le quattro bombe (risalenti alla Seconda guerra mondiale), oppure seguendo la teoria dei vicoli dalle parti di San Francesco, impercettibilmente si trovasse a scendere fino a porta San Marco (l’unica rimasta delle quattro storiche), si ritroverebbe in entrambi i casi estasiato di fronte alla vista improvvisa e inattesa della chiesa di Santa Maria delle Tinte. Nel primo caso se la troverebbe così, davanti, in tutta la sua stranissima forma; nel secondo la scorgerebbe ai suoi piedi, dall’alto di un grande balcone (ciò che rimane delle mura di cinta) con vista sui vecchi lavatoi, sugli orti e sui giardini delle case di sotto, e soprattutto accanto al placido fiume Cesano, e sarebbe preso dalla curiosità di scendere ancora, magari dalle Scalette, per andare a vederla da vicino.

Questo nostro viaggiatore, non più distratto ma ora più che mai attento, si è stupito della sua forma “a tempietto” di reminiscenza rinascimentale, ma presto ha scoperto che è il barocco che domina gli interni, perché la chiesa risale al 1787. Ha avuto, infatti, la ventura di incontrare la simpatica custode che è stata così disponibile da aprirla appositamente per lui ed entrando sul suo volto si è disegnata un’espressione di totale stupore perché quel trionfo di stucchi e gessi, abbacinante con il suo bianco, supera ogni immaginazione, così in contrasto con l’esterno, fatto di mattoni rossi, erosi dal tempo.

Interno della Chiesa Le Tinte di Pergola

È rimasto a dir poco affascinato da quelle altissime statue, su quattro degli otto lati, delle Virtù Teologali e dell’Amore di Dio: sono donne con abiti drappeggiati, dai volti sereni e rassicuranti, amorevoli, un inno alla donna in tutte le sue espressioni, come se solo lei può racchiudere in se tutte le virtù umane.

Chiesa delle Tinte, statue e drappi

Ma lasciamo il viaggiatore alle sue più intime sensazioni, alla gioia e alla serenità che tale luogo ispira, alla sua voglia di dialogare col Divino, alle sue preghiere sussurrate, lasciamolo così, vagare con lo sguardo tutto intorno, chiedendosi il perché di quelle quattro porte finte e pitturate sul muro, di come fare per arrivare sulla “cantoria” (non originale delle Tinte ma proveniente dalla chiesa della Romita, dalle parti di Monterolo), del perché non esiste una sacrestia, rapito dalle panche di legno, del ‘700, dipinte con fiori e recanti i simboli araldici di alcune delle famiglie nobili del tempo, consumate, ma con intatto il fascino del vissuto.

Le panche della Chiesa de "Le Tinte" di Pergola

E se avrà pazienza di ascoltare la custode ne conoscerà la storia. Perché questo nostro viaggiatore è finito nel Rione dei tintori e dei lanaioli, dove per sei secoli questi infaticabili lavoratori hanno vissuto e lavorato, lontani dal centro abitato, chiusi fuori dalle mura, in un mondo tutto loro, con le case-laboratorio tutte in fila lungo la sponda del Cesano, da dove attingere l’acqua per la loro attività. Santa Maria delle Tinte è la loro chiesa, la chiesa della corporazione, e anche se sappiamo che prima di questa ce n’era stata sicuramente un’altra, di cui rimane un piccolo affresco, un tondo, una Madonna con bambino, questa è e rimane il loro più grande trionfo.

Al viaggiatore esperto non è sfuggito lo stile pregiato delle tele, un’Annunciazione della scuola di Federico Barocci (XVII secolo) sull’altare di sinistra, una Santa Cecilia sulla destra appena entrati e una Crocifissione sull’altare di destra del pittore pergolese settecentesco Giovan Francesco Ferri, e sempre lì una Madonna con il Bambino e i Ss. Girolamo, Francesco d’Assisi, Orazio, Giuseppe e Onofrio attribuita a Giovanni Anastasi. Di sicuro ha catturato la sua l’attenzione, il Cristo morto in stucco e legno del XVII secolo, sotto l’altare, con ancora i suoi ex-voto. Nel momento di andarsene, aveva gli occhi pieni di questo splendore, dei tanti putti e angeli che costellano le pareti, dei fiori, delle ghirlande, dei festoni e delle cornucopie, è rimasto affascinato dalla rosa dei venti al centro della pianta a croce greca, nel pavimento originale, e uscendo andrà a controllare la bandierina segna vento a forma di croce, lassù, in alto sulla lanterna, da sempre punto di riferimento per gli abitanti del posto.

Rosa dei venti suò pavimento della Chiesa delle Tinte

Vorrebbe tornare, così dice, ed ha chiesto quando si celebreranno le funzioni religiose, perché curioso, magari, di sentire il suono gioioso delle campane che sono lì, ora immobili e mute, nel loro bel campanile a vela.

Campanile della Chiesa Le Tinte

Vorrebbe tornare e di sicuro tornerà … perché la Chiesa delle Tinte è un luogo dell’anima, ogni volta da scoprire e riscoprire.

E questo viaggio meraviglioso potete farlo anche voi sapete?
Naturalmente, ma … a Pergola perché Santa Maria delle Tinte si trova solo qui ed io vi aspetto, per potervi aprire la chiesa e raccontarvi ancora una volta la sua storia!

 

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